Attività motoria in oncologia: il progetto Wave per il benessere psico-fisico delle donne

Il focus del nostro lavoro è da sempre la salute della donna.

Quando abbiamo partecipato al bando della Regione Toscana dedicato al benessere psico-fisico dei pazienti oncologici, abbiamo scelto di portare il nostro approccio all’interno di un contesto in cui il corpo è spesso profondamente modificato, non solo dalla malattia ma anche dalle terapie.

In ambito oncologico, infatti, il corpo cambia: nella postura, nella forza, nella percezione di sé. In questo scenario, l’attività motoria può diventare uno strumento importante, a patto che sia adattata, guidata e costruita su basi scientifiche.

Il progetto: un percorso adattato e costruito sulla persona

Il progetto si è rivolto a donne affette da carcinoma mammario e tumori del comparto addomino-pelvico.

Il percorso, della durata di quattro mesi da settembre a dicembre 2025 con frequenza bisettimanale, è stato completamente gratuito grazie al co-finanziamento regionale e ha coinvolto 28 partecipanti.

Ogni donna ha iniziato con una fase di anamnesi e valutazione, fondamentale per definire il punto di partenza. Successivamente, le partecipanti sono state inserite in mini-gruppi, all’interno dei quali il lavoro è stato adattato in modo specifico.

L’obiettivo era costruire un percorso coerente con la persona, rispettando la sua condizione e i suoi tempi.

L’approccio: movimento adattato e gestione della fisiologia

Il lavoro motorio si è basato sull’integrazione di diverse metodiche — Gyrotonic Expansion System®, ginnastica ipopressiva, metodo T.A.D. e metodo De Gasquet — accomunate da un principio centrale: lavorare nel rispetto della fisiologia.

Per il tumore mammario è particolarmente indicato il metodo Gyrotonic®, poichè facilita la mobilità articolare e dei tessuti dell’arto superiore, sede post chirurgica. 

Per chi aveva tumori della zona addomino-pelvica abbiamo lavorato sulla gestione della pressione intra-addominale, sull’attivazione della muscolatura profonda e il recupero di una funzione efficace ma non forzata.

Questo tipo di approccio, come emerge anche dalla letteratura e dal nostro lavoro di ricerca, consente di migliorare la funzionalità senza creare sovraccarichi o compensi, risultando particolarmente indicato in contesti di fragilità .

Accanto all’aspetto motorio, il lavoro in mini-gruppo ha avuto un ruolo fondamentale, favorendo la condivisione e creando uno spazio sicuro in cui le partecipanti hanno potuto riconoscersi e sostenersi reciprocamente.

I risultati: miglioramenti concreti e alta adesione

Al termine dei quattro mesi, è stata effettuata una rivalutazione individuale insieme alla somministrazione di un questionario di gradimento.

I risultati mostrano un’elevata adesione al percorso: il 60% delle partecipanti ha mantenuto una frequenza costante di due sedute settimanali, dato particolarmente significativo in un contesto oncologico .

Il livello di soddisfazione è stato molto alto. Il 95% delle partecipanti ha attribuito il punteggio massimo al progetto e il 65% ha dichiarato che l’esperienza ha superato le aspettative .

Ancora più rilevante è il dato sull’utilità percepita: il 100% delle donne ha ritenuto le attività proposte utili per il proprio percorso e il 95% le ha definite piacevoli. Questo aspetto è centrale, perché indica una buona integrazione tra efficacia e sostenibilità del lavoro motorio .

Dal punto di vista dei benefici, i dati evidenziano miglioramenti su più livelli. L’85% delle partecipanti ha riportato un miglioramento della mobilità e della funzionalità corporea, mentre il 60% ha riferito un aumento dell’energia e un miglioramento dell’umore. Una parte significativa ha inoltre segnalato una riduzione del dolore, in particolare a livello lombare .

Questi risultati suggeriscono che un’attività motoria adattata, basata sulla gestione delle pressioni e sulla qualità del movimento, può incidere non solo sulla funzione fisica, ma anche sulla percezione globale del benessere.

Anche la qualità del servizio è stata valutata in modo estremamente positivo: il 100% delle partecipanti ha riconosciuto la disponibilità dello staff e il 95% ne ha valutato la professionalità al massimo livello .

Infine, un dato particolarmente significativo riguarda la prospettiva futura: la quasi totalità delle partecipanti ha espresso il desiderio di proseguire il percorso e di estenderne la durata, evidenziando un bisogno reale di continuità

Conclusioni: il movimento come parte del percorso di cura

Questo progetto ha confermato un principio che guida il nostro lavoro: il movimento può essere uno strumento di supporto concreto anche in contesti complessi, ma solo se costruito con consapevolezza.

In ambito oncologico, questo approccio diventa ancora più importante. Perché, una volta terminato il percorso clinico, molte persone si trovano senza indicazioni chiare su come riprendere il movimento.

Creare continuità tra ambito sanitario e scienze motorie significa offrire uno spazio sicuro, competente e sostenibile nel tempo.

Perché la cura non finisce con la terapia.
E il corpo, anche dopo, ha bisogno di essere accompagnato.

Per questo abbiamo deciso di impostare il percorso Wave Oncologia, in modo da dare continuità a questo splendido progetto, e una possibilità concreta di movimento sicuro a chi sta vivendo un momento fragile.

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