Ogni volta che respiriamo, ci muoviamo o facciamo uno sforzo, all’interno del nostro corpo si crea una variazione di pressione. Questa pressione, chiamata pressione intra-addominale, è un fenomeno fisiologico normale e necessario.
Non è qualcosa che riguarda solo lo sport o la riabilitazione: è alla base di gesti quotidiani come alzarsi dal letto, sollevare un bambino, camminare o stare in piedi a lungo.
Quando questa pressione viene gestita bene, il corpo è stabile, sostenuto dall’interno e il movimento risulta fluido. Quando invece non viene distribuita correttamente, il corpo inizia a compensare, spesso senza che ce ne rendiamo conto.
La pressione intra-addominale durante il respiro
Il respiro è il primo motore della pressione intra-addominale. Durante l’inspirazione il diaframma scende per permettere ai polmoni di riempirsi d’aria. Questo movimento crea automaticamente una spinta verso il basso e verso l’esterno all’interno dell’addome.
In un sistema che funziona bene, questa spinta viene accolta e bilanciata dalle strutture profonde del corpo. Il risultato è una sensazione di sostegno, non di spinta.
Quando invece il sistema non riesce a rispondere in modo adeguato, la pressione tende ad accumularsi e a cercare una via di uscita.
Quando la pressione diventa un problema
La pressione intra-addominale non è mai “sbagliata” in sé. Diventa problematica quando aumenta senza che il corpo sia in grado di gestirla.
Questo accade spesso in momenti di grande cambiamento principalmente del tessuto connettivo, come il post parto, la gravidanza e la menopausa oppure in presenza di diastasi addominale, disfunzioni del pavimento pelvico o discopatie lombari.
In questi casi la pressione non viene distribuita in modo uniforme, ma si concentra nelle zone più fragili. Nel tempo questo può tradursi in sintomi come senso di cedimento addominale, fastidi pelvici, mal di schiena o affaticamento precoce durante il movimento.
Perché “rinforzare l’addome” non basta
Per molto tempo si è pensato che il modo migliore per risolvere questi problemi fosse rinforzare l’addome con esercizi di forza. In realtà molte delle strutture coinvolte nella gestione della pressione non funzionano principalmente attraverso la contrazione volontaria.
Si tratta di un sistema che lavora in modo automatico e anticipatorio, spesso prima ancora che il movimento inizi. Allenare solo la forza visibile, senza considerare la pressione, può aumentare ulteriormente il carico interno e peggiorare la situazione.
Questo spiega perché alcune persone, pur essendo attive e allenate, continuano ad avere sintomi: non manca la forza, manca la competenza nella gestione della pressione.
Un approccio diverso: partire dalla pressione
Nel nostro modo di lavorare la pressione intra-addominale non è un dettaglio tecnico, ma il punto di partenza.
Prima di chiedere al corpo di fare di più, ci chiediamo se è in grado di sostenere quello che già fa.
Questo approccio cambia la logica del movimento: non si tratta di “tenere” o di irrigidirsi, ma di imparare a distribuire, modulare e rispondere. È una competenza che si costruisce nel tempo e che ha effetti profondi sulla qualità della vita quotidiana.
Approfondiamo tutto questo nel nostro workshop
Il workshop “Approccio integrato alle tecniche ipopressive” nasce proprio da qui. Dalla necessità di dare un senso chiaro e comprensibile a concetti spesso trattati in modo frammentato o troppo tecnico.
Durante il workshop affrontiamo la teoria in modo accessibile e la colleghiamo alla pratica, per capire cosa succede davvero nel corpo e come applicare questi principi al movimento, al respiro e alla vita quotidiana.
Perché la pressione intra-addominale non si vede,
ma è ciò che sostiene tutto il resto.
Bibliografia essenziale
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Trattamento conservativo della diastasi dei retti addominali nel post-partum: un approccio integrato sperimentale motorio.
Tesi di Laurea Magistrale Magistrale in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate, Università degli Studi di Firenze.